marrana

ORIGINE DEL NOME

L’origine del nome Acqua Marana o Marrana è una questione tutt’oggi irrisolta. Secondo alcuni studiosi il nome “marrana”, si deve dal fatto che nel medioevo il rivo incontrava, lungo il suo percorso, un fondo chiamato “Ager Maranus”. Il termine dialettale “mara”  significa paludoso, stagnante, mentre con la parola marana si identificarono genericamente tutti i fossi del suburbio di Roma.  La parola non deve essere confusa con il termine “marrano” dallo spagnolo marrano «porco», e  dall’arabo màḥram «cosa proibita». La denominazione Acqua Mariana non compare invece prima del XV secolo; Durante il medioevo ci si riferiva all’Acqua Marrana con il termine Rivus Papati.

NASCITA

L’Acqua Marrana ha attraversato i secoli rimanendo funzionante, sino ai giorni d’oggi. Nasce nei pressi della Valle Molara di Squarciarelli, a Grottaferrata, presso le sorgenti utilizzate dagli acquedotti dell’Aqua Julia e del fiume Cabra. Giunge presso la città di Roma biforcandosi da un lato per mezzo di un cunicolo che trovava sbocco presso S. Maria in Cosmedin, e per l’altro lato viaggiando a cielo aperto.

IPOTESI DELLA NASCITA

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che prima della creazione dell’Acqua Marrana nel 1.122, le ville romane che sorgevano nella zona, fossero alimentate dall’acqua del fiume Cabra che originariamente era ricco ed alimentato da una grande quantità di acqua.

 

CONTESTO STORICO

Dopo la distruzione degli Acquedotti da parte dei barbari, durante le guerre Greco-Gotiche Roma era servita solo dall’Acquedotto Vergine, e parzialmente dagli Acquedotti Traiano e Marcio-Antoniano. La città dovette quindi ricorrere alle antiche fonti naturali che presenti lungo i colli per provvedere al proprio approvvigionamento d’acqua.

Papa Callisto II nel 1120, nell’intento di risolvere questo secolare problema fece convogliare i numerosi piccoli ruscelli situati lungo i colli Albani, all’interno del fosso dell’Acqua Marciana per aumentare la forza motrice dei mulini che sarebbe andata ad alimentare e per poter irrigare i campi.

L’ATTUALE PERCORSO DELL’ACQUA MARRANA

Dopo lo scoppio dell’urbanizzazione selvaggia della città di Roma, il corso dell’Acqua Marrana andò pian piano scomparendo. Con la costruzione dei Quartieri Appio e Tuscolano dopo il 1957 il fiume venne deviato dopo il Casale di Roma Vecchia per sfociare nel fiume Almone. Il segno del suo recente passaggio è tuttora testimoniato dalla presenza di numerosi canneti lungo gli

ANTICO PERCORSO DELL’ACQUA MARRANA

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COR

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SORGENTE

Valle Molara di Squarciarelli, a Grottaferrata

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CIAMPINO E MORENA

L’Acqua Marrana percorreva il suo tragitto alimentando presso Ciampino due Mulini: la Mola Cavona e la Mola Nova. Proseguiva presso Morena in un tratto sotterraneo di 940 m che appartenne anticamente all’acquedotto Claudio, uscendo poi a cielo aperto presso Casalotto.

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PARCO DEGLI ACQUEDOTTI

Antico tratto dell'acqua Marrana

Proseguiva così il suo cammino verso Capannelle sino ad immettersi nella Tenuta di Roma Vecchia, nell’antico percorso. Ancora oggi all’altezza del 5 Miglio della via Latina possiamo vedere canneto che segna gli argini dell’antico letto della Marrana, che andava ad unirsi sino all’antica via Latina.

Passava poi per innanzi al portale del Casale di Roma Vecchia e proseguiva su di un terrapieno sino giungere presso Via del Quadraro.

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TOR FISCALE

Superato il Parco degli Acquedotti, l’Acqua Marrana lambiva l’attuale Parco di Torre del Fiscale, attraversando l’attuale via dell’Acquedotto Felice. È possibile ancora vedere lungo la via l’antica chiusa della Marrana.

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PORTA FURBA

Porta Furba stampa

Raggiunto il Fontanone di Porta Furba, il rivo si biforcava in due parti e nutriva i due Mulini la Mola de Supra e la Mola Vexalla.

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DIRAMAZIONE MANDRIONE

Un lato del rivo si chiamava Maranella si dirigeva in direzione di Via di Porta Furba, verso il quartiere di Tor Pignattara, dove troviamo la “ Via della Maranella” , per poi continuare verso l’antica via Labicana ed infine sfociare nel fiume Aniene, a Ponte Nomentano.

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DIRAMAZIONE MARANELLA

L’altro lato proseguiva il suo cammino fra gli Acquedotti, come è possibile vedere anche in alcune foto d’epoca di alcuni decenni fa, dove si vede l’antico ponticello, oggi non più esistente che attraversava l’Acqua Marrana. Il rivo attraversava dunque la Via del Mandrione e riprendeva la via Tuscolana verso Villa Lais, dove qui incontrava i Mulini Natalini, il Molino S.Pio V ed il Mulino Lais.

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SAN GIOVANNI

Giungeva poi sino l’antica Porta Asinaria, appartenente alle Mura Aureliane, nei pressi dell’attuale piazzale Appio. Qui venne appositamente creato un laghetto per far abbeverare gli animali e azionare quattro mulini fra i quali ricordiamo La Mola della Porta e la Molella S. Johannis.

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PORTA METRONIA

Da qui discendeva, costeggiando le mura Aureliane e raggiungeva Porta Metronia. La porta era in origine aperta, venne chiusa e per evitare l’entrata e l’uscita di merci di contrabbando nella città. Difatti l’acqua Mariana, era utilizzata dai vignaioli dei Castelli per cercare di vendere nella città botticelle di vino, navigando il rivo ed entrando a Roma senza pagare il dazio. La Parola Ferratella trae origine proprio da questa inferriata posizionata ad hoc per impedire questi arrivi incontrollati di merci.

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CIRCO MASSIMO

Entrata in città si dirigeva verso orti del monastero di S. Sisto Vecchio, e proseguiva verso la “Valle Murcia” situata tra Aventino e Celio. Qui raggiungeva il Circo Massimo attraversandolo e andando a nutrire la Torre della Moletta, come era ancora visibile in alcune foto prima dei lavori effettuati, durante l’epoca fascista per la realizzazione della passeggiata archeologica

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CLOACA MAXIMA

Giunta presso S. Maria in Cosmedin incontrava le ultime due mole e sfociava nel Tevere, nei pressi della Cloaca Maxima.