VILLA DELLE VIGNACCE

DELLE VIGNACCE

STORIA  DEGLI SCAVI

 

CRONOLOGIA DELLA VILLA

 

PROPRIETARI DELLA VILLA

 

STRUTTURE DELLA VILLA

 

LA VILLA

La Villa delle Vignacce è uno dei complessi residenziali più vasti e monumentali del suburbio sud-orientale di Roma. Sorge nel Parco degli Acquedotti, presso il IV miglio della Via Latina, nell’area compresa fra Via Lemonia, Via del Quadraro, la chiesa di S. Policarpo e il tracciato degli acquedotti romani — in particolare l’Acquedotto Felice, impostato sulle arcate del grande sistema augusteo costituito dagli acquedotti Aqua Marcia, Aqua Tepula e Aqua Iulia.

Il complesso domina ancora oggi il paesaggio con la potenza delle sue strutture, inserendosi in uno dei contesti più suggestivi della Campagna Romana. Le rovine oggi visibili rappresentano soltanto una parte di un impianto originariamente molto più esteso, la cui reale estensione originaria resta ancora oggi solo parzialmente conosciuta e non ancora definita con precisione. L’area attualmente conservata costituisce infatti solo una porzione di un complesso che si sviluppava su un territorio ben più ampio, articolato in terrazze artificiali, ambienti di rappresentanza, sale monumentali, spazi termali e un sistema idrico di straordinaria complessità tecnica.

Proprio l’ampiezza dell’impianto, la monumentalità delle sostruzioni e la presenza di numerosi altri elementi monumentali attestati — alcuni ancora visibili, altri oggi non più conservati — che si estendono ben oltre il perimetro canonico della villa attualmente riconosciuto, suggeriscono un complesso di dimensioni e articolazione ben superiori a quelle oggi percepibili. Per estensione complessiva, la Villa delle Vignacce potrebbe collocarsi tra le più grandi residenze suburbane romane, forse addirittura come la terza per ampiezza dopo la Villa dei Sette Bassi e la Villa dei Quintili. Si tratta di un’ipotesi che richiede ulteriori verifiche, ma che rende immediatamente percepibile la scala straordinaria del complesso.

Non si trattava di una semplice dimora rurale, bensì di un’architettura pianificata su scala monumentale, inserita in un sistema territoriale e idraulico di primaria importanza e destinata a rappresentare il rango elevatissimo dei suoi proprietari.

L’AREA DELLE VIGNACCE

Il toponimo “Le Vignacce” non designava originariamente un singolo edificio, bensì un’area territoriale molto più ampia rispetto al nucleo monumentale oggi conservato.La documentazione cartografica storica e catastale mostra che l’area delle Vignacce si estendeva dalla Via del Quadraro fino alla Via Latina, comprendendo una porzione significativa dell’attuale Parco degli Acquedotti e le zone prossime a Viale Appio Claudio. Si trattava dunque di un comprensorio agrario articolato, non di un perimetro architettonico rigidamente definito.

Questa ampiezza territoriale ha conseguenze dirette sull’interpretazione dei rinvenimenti epigrafici. Molti materiali ricordati nelle fonti antiquarie provengono genericamente dall’“area delle Vignacce”, senza una localizzazione interna verificabile. In assenza di documentazione stratigrafica moderna per gli scavi settecenteschi, risulta metodologicamente complesso attribuire con precisione fistulae plumbee e bolli laterizi a uno specifico edificio tra quelli compresi nel comprensorio.

L’estensione territoriale del toponimo è ulteriormente confermata dagli studi di E. Lissi Caronna che, nel 1968, pubblicando il rinvenimento di una testa di Menandro in via Tito Labieno, attribuiva la cisterna individuata in quell’area al complesso degli edifici compresi nell’ambito della villa detta “delle Vignacce”. Ciò implica una estensione del sistema edilizio fino alla Via Latina e suggerisce una articolazione territoriale ben più ampia rispetto al solo nucleo oggi visibile.

Sandro Iazzetti ricorda inoltre l’esistenza del Casale “La Vignaccia”, situato nei pressi dell’attuale Viale Appio Claudio e oggi scomparso. La persistenza del nome in età moderna su un’area così estesa costituisce un ulteriore indizio della dimensione territoriale ampia e non rigidamente delimitata del toponimo. Chiarito questo quadro, diventa evidente che ogni attribuzione proprietaria deve essere valutata tenendo conto della natura estesa e non puntualmente circoscritta dell’“area delle Vignacce”.

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LO SAPEVI CHE

Il nome “Vignacce” è un toponimo di origine tarda e la sua etimologia non è univoca.

Può derivare dalla presenza di vigneti di scarsa qualità; secondo una tradizione diffusa, tuttavia, il termine sarebbe collegato alla deformazione popolare di “pignacce” (pignatte), allusione alle anfore inserite nella cupola della sala circolare per alleggerire la volta.

La persistenza del toponimo in età moderna è attestata anche dal Casale “La Vignaccia”, ricordato da Sandro Iazzetti (p. 57) e situato nei pressi dell’attuale Viale Appio Claudio. La sopravvivenza del nome in un’area così ampia conferma che “Le Vignacce” designava un territorio esteso e non un singolo edificio, elemento che incide direttamente sull’interpretazione dei rinvenimenti epigrafici e scultorei.

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