FONTANA

del mosè

LA FONTANA

La costruzione dell’Acquedotto Felice creò moltissime aspettative. Il Papa Peretti, preoccupato per la corretta realizzazione dell’opera, in una lettera inviata il 28 maggio del 1585 comunicò al Card. 

Ferdinando de Medici: “affinchè questa impresa proceda rettamente e sia condotta a termine nel più breve tempo possibile abbiamo stabilito di servirci della tua opera, del tuo ingegno, autorità e valore… e di badar bene, innanzi tutto, che detta acqua dai detti tecnici sia interamente condotta sulla piazza di S. Bernardo entro lo spazio di due anni.” E fu così che la mostra terminale dell’acquedotto Felice fu inaugurata in tutta fretta il 15 giugno 1587 priva di molti suoi elementi decorativi: senza il Mosè, i pannelli nelle nicchie laterali, senza gli angeli e probabilmente senza anche due dei quattro leoni. Tutte queste decorazioni vennero temporaneamente sostituite per l’inaugurazione con delle copie in gesso.

IL PROGETTO

L’incarico per la progettazione della fontana fu affidato all’architetto Domenico Fontana che scelse l’architettura della fontana, mentre Giovanni suo fratello, si occupò della direzione idraulica in sostituzione del Bartolani e della parte ornamentale statuaria. Per realizzarlo venne spianata la piazza distruggendo i dei ruderi che si trovavano nella Piazza di S. Susanna. Quello che il Papa Peretti all’epoca considerò letteralmente “ piena zeppa di ruderi, e che macerie infinite rendevano ineguale e deforme” erano in realtà i resti delle Terme di Diocleziano .

 

La fontana venne ideata in accordo con una forte soluzione di continuità che volesse riconnettersi con l’antica tradizione dei romani. Difatti esattamente come possiamo osservare nelle antiche Mostre d’Acqua dell’antica Roma, come nel caso dei Trofei di Mario, venne progettata la fontana disegnando la facciata con delle nicchie. Le nicchie richiamano gli archi trionfali, e come sotto gli archi sfilava vittorioso l’esercito, anche l’acqua attraversava vittoriosa e si metteva in mostra al pubblico.

MATERIALI

La fontana realizzata in Travertino e fu parzialmente ricostruita con materiali provenienti da Termini, costituita da quattro nicchie inserite fra quattro pilastri, su cui troviamo Quattro colonne di marmo in stile ionico, due di cipollino e due di breccia grigia. Alla base dei nicchioni l’acqua sgorga da una venne progettata una scogliera in marmo cipollino nelle vasche ornate da dove “l’acquedotto spande con grande abbondanza e sonoro strepitio tre vene d’acqua perenne da altrettante bocche”

Fontana del Mosè

IL BASSORILIEVO CENTRALE

La statua di Mosè, realizzata in travertino, rappresenta l’episodio biblico di Mosè che indica la roccia, da cui sgorgherà l’acqua per dissetare il popolo ebraico.
Bibbia Esodo Cap.17 Ver. 5-6
“Il Signore disse a Mosè: “Passa davanti al popolo, e scegli alcuni anziani degli Israeliti. Và e porta con te il bastone con cui ha colpito l’acqua del Nilo! Là, sul monte Oreb, io sarò davanti a te su una roccia. Tu colpirai quella roccia e da essa uscirà acqua. Così il popolo potrà bere”.
La statua fu realizzata da Leonardo Sormani, con l’aiuto di Prospero Antichi, detto il Bresciano. 

Bassorilievo centrale

I Patriarca ebreo viene rappresentato nel momento miracoloso, nell’atto di toccare con la verga la roccia da cui scaturirà l’acqua. La verga oggi scomparsa, originariamente era collocata all’interno della mano destra come possiamo apprezzare dal foro praticato all’interno della mano.
Mosè viene rappresentato con due corna sulla testa. La presenza delle corna sul capo si deve probabilmente per un errore di traduzione del libro dell’esodo dove si narra che Mosè mentre scendeva dal monte Sinai, aveva due raggi sulla fronte. S. Girolamo incaricato da Papa Damaso I di tradurre la Bibbia, tradusse in modo errato “Mosè ridiscese cornuta facie”. L’errore si deve al fatto che la radice ebraica “km” può essere vocalizzata in due forme: “karan” che vuol dire “raggi” e “keren” che significa corna .

ALTORILIEVI LATERALI

A lato della nicchia centrale troviamo altre due nicchie entrambe sormontate da una grande valva di conchiglia. A Sinistra troviamo la scena Aronne che guida il popolo ebreo a dissetarsi ad opera di Giovanni Battista Della Porta. La scena presa dal libro dell’Esodo rappresenta il fratello di Mosè, sacerdote di Dio rappresentato con minuziosa scrupolosità. Possiamo notare il copricapo con iscrizione in caratteri ebraici. Dal collo pende un pettorale quadrato diviso in dodici gemme incastonate, per rappresentare le dodici tribù ebraiche.

Bassorilievo laterale
Bassorilievo laterale

A destra Giosuè che vestito da antico romano guida l’esercito verso il Mar Rosso realizzato da Flaminio Vacca e Pier Paolo Olivieri di Aronne a Sinistra. Il Papa erroneamente che fosse stata rappresentato Gedeone che guarda i soldai che dovrà scegliere da come berranno, episodio biblico tratto dal libro dei Giudici. Ma sappiamo dagli scritti dell’Arch. Fontana, ideatore e autore dell’opera che l’uomo rappresentata è in realtà Giosuè.

LA CORNICE

Sopra l’iscrizione troviamo un’edicola, inserita nel frontespizio con due angeli che sorreggono lo stemma papale, realizzati dal romano Pietro Paolo e dal romano di origine spagnola Flaminio Vacca e Olivieri, gli stessi che realizzarono il bassorilievo di Giosuè che Guida l’esercito verso il Mar Rosso. Lo stemma composto dalle due chiavi decussate ( da decussis la moneta dal valore di dieci assi) , chiamate così perché le due chiavi incrociate d’oro e d’argento, simbolo della dimensione spirituale e temporale,  formavano una X . Al disopra troviamo la tiara, il copricapo indossato in occasione dell’elezione del Papa. All’interno troviamo un leone che rappresenta il coraggio mentre tiene in mano tre pere. 

la cornice

La descrizione araldica si conclude nella banda guelfa, sopra il leone, decorata con la stella a otto punte, simbolo della mente rivolta a Dio e ed il trimonzio. Ai lati dello stemma papale troviamo due lesene rispettivamente decorate lateralmente da due volute e dove all’interno ritroviamo di nuovo le pere. Infine in corrispondenza delle estremità del monumento, spiccano due piccoli obelischi, una scelta architettonica particolarmente apprezzata da Papa Sisto V, già utilizzata in precedenza per le Porte Esquilina e Quirinale della sua Villa Montalto Peretti. Il gruppo scultoreo si conclude in cima dove si erge una croce di rame dorata sopra tre monti, simbolo di Papa Felice Peretti.

L’ISCRIZIONE

Una grande iscrizione, contenuta all’interno di un attico, sormonta le tre nicchie e contiene la celebrazione dell’acqua Felice. Il Pontefice pretese che l’iscrizione avesse prevalenza su tutta l’opera per raccontare ai posteri l’impresa raccontata come a seguire;

SIXTUS V PONT. MAX. PICENUS

AQUAM EX AGRO COLUMNAE

VIA PRAENEST. SINISTRORSUM

MULTAR COLLECTIONE VENERUM

DUCTU SINUOSO A RECEPTACULO

MIL. XX A CAPITE XXI ADDUXIT

FELICEM DE NOMINE ANTE PONT. DIXIT

Iscrizione

“Sisto V Pontefice Massimo, Piceno, riunendo una quantità di vene (d’acqua) condusse l’acqua dall’agro di Colonna, a sinistra della via Prenestina, attraverso un tortuoso condotto lungo venti miglia dal punto di racconta e ventidue dalle sorgenti e che chiamò Felice dal nome che aveva prima dell’elezione a pontefice”

 

IL PARAPETTO

Il Parapetto che circonda la fonte è frutto, sicuramente di qualche spoglio che i fratelli Fontana realizzarono, presso altri edifici. Ancora oggi, infatti. È possibile leggere, nella specchiatura il nome di Papa Pio IV. La balaustra è decorato da quattro copie dei leoni, due in porfido e due in marmo statuario, tutti presi dal Pantheon e molto probabilmente provenienti dal Tempio di Iside e Serapide in Campo Marzio ( Iseum Campese). Due Leoni scrive l’Arch. Fontana in Persona, vennero presi da una porta della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Le statue originali si trovano oggi nei Musei Vaticani e vennero sostituite con le copie per ordine di Papa Gregorio XVI.

LE CRITICHE ALLA FONTANA

La fontana fu subito oggetto di numerose critiche. Il Pasquino scrisse:

“Guardo con occhio torvo
l’acqua che scorre ai piè
pensando inorridito
al danno che a lui fé
uno scultor stordito.”

Anche la Statua del Mosè non venne lesinata dalle critiche dei romani, che non tardarono nel ribattezzarlo come il “ Mosè ridicolo”

“È buona l’acqua fresca e la fontana è bella
con quel mostro di sopra però, non è più quella.
O tu Sisto, che tanto tieni alla tua parola
il nuovo Michelangelo impicca per la gola.”

“Unda semper Felix
Sed fons Infelix”

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Fontana di Piazza San Simeone

CAMPITELLI

Fontana di Piazza San Simeone

FONTANE DEL FELICE

Fontana di Piazza San Simeone

SAN SIMEONE

Acqua Tepula

CINQUE SCOLE

Acqua Iulia

ARA COELI